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qual'è il mistero italiano che piu' vi affascina?


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Spesso ho l'impressione di abitare in un paese ricco di misteri quei famosi 'misteri d'italia' su cui è stato aperto anche un sito internet dal medesimo nome e cui sono state dedicate varie trasmissioni televisive (una molto bella tempo fa su Rai3).

 

dal 'Golpe Borghese' alla strage di Piazza Fontana, alle BR e il delitto Moro, passando per il delitto Pecorrelli e la Loggia Massonica P-2 - Michele Sindona e il Banco Ambrosiano, a finire al giallo di Ustica e alla morte di Papa Luciani.

 

converrete che la storia della repubblica italiana dal dopoguerra ad oggi è forse la piu' misteriosa e ricca di eventi drammatici mai chiariti e che a distanza di numerosi anni non hanno mai trovato una chiara soluzione. personalmente sono sempre stato affascinato dalla Loggia P-2, e dalla massoneria in generale e di come personaggi che alla luce del sole debono far rispettare le leggi e giocare le sorti del paese agiscano e tramino poi in penombra al dilà di tutte le regole.

 

non so se questo dipenda dal fatto che tali strategie siano state realizzate in modo cosi' tanto meticoloso da non poter essere scoperte nemmeno dopo anni di investigazioni oppure se quelle stay-behind ovvero quelle regie occulte mosse da poteri forti celati dalle logge massoniche e da poteri finanziario-militari siano ancora presenti ed in grado di influenzare le indagini svolte.

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a1980g.jpg

 

Infatti e lo sapevi che c'è una tesi che dice che il combattimento in volo ci fu perchè a bordo di uno dei caccia libici c'era gheddafi che gli usa volevano eliminare ma il caccia si occultò dietro il dc9 itavia che fu colpito. avevo inoltre letto che in realtà l'itavia riusci' ad ammarare e fu poi silurato dai mas americani per mettere a tacere quanto fosse avvenuto nei cieli italiani e che i passeggeri e i piloti avevano visto (una guerra aerea con un paese arabo). in rete c'è una marea di robba su ustica.

 

Leggi

http://www.stragi80.it/rassegna/servizivar...vo-dossier.html

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Ho letto "Giallo nel cielo" di Enzo Catania...250 pagine di ipotesi smentite e perpetrate..bello ma veramente uno stress arrivare fino in fondo (P-2, americani, libici, francesi, fascisti ecc) :sudato:

...Manco a farlo apposta guarda l'autore del pezzo riportato nel tuo link :okboy:

Modificato da darko
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da dove provenivano i 115 miliardi di lire (qualcosa come 300 milioni di euro attuali) che alla fine degli anni '70 arrivarono nelle casse delle 34 holding che componevano la finninvest..

nemmeno un'indagine del dott. Giuffrida (che ovviamente subi' numerose minaccie) riuscii a chiarire il mistero!!! :ph34r:

Modificato da pontiac
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da dove provenivano i 115 miliardi di lire (qualcosa come 300 milioni di euro attuali)
Bravo, tu hai le idee chiare !!!!

 

 

che alla fine degli anni '70 arrivarono nelle casse delle 34 holding che componevano la finninvest..nemmeno un'indagine del dott. Giuffrida (che ovviamente subi' numerose minaccie) riuscii a chiarire il mistero!!!  :ph34r:

davvero un mistero che appassiona la gente!!!! :lol: :lol: ^_^ :lol: :lol:

.. dei libri di travaglio, ad esempio "mani pulite", leggi però anche il capitolo dedicato al pds/ds.Leggiti magari poi la sentenza del gip Landi che ha negato il rinvio a giudizio di Prodi, leggi la perizia Castaldo e la vicenda delle minacce (per par condicio ... ) al giudice Geremia che chiedeva quel rinvio a giudizio...

 

....leggiti del miliardo arrivato a Botteghe Oscure portato da Gardini e trasportato a Roma da Cusani, per il quale miliardo lo stesso Cusani si è beccato una parte degli anni di galera fatti,miliardo che però singolarmente mai ha portato a rinvii a giudizio di esponenti di sx con la formula già usata del "non poteva nn sapere", peraltro nonostante nessun 'testimone' del fatto, registrato come tale agli atti processuali, abbia mai subito querele nè da D'alema nè da Occhetto...

 

....continua poi con "L'oro da Mosca" di Riva, "Togliatti e Stalin" di Rossi-Zaslasvsky

avrai forse un'idea più organica della politica italiana.

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guarda che travaglio (che è quello che piu' di tutti studia il nano),come puoi ben vedere non è di certo di sinistra ragazzo, complimenti per la scoperta....

pero' mi dispiace ma il mistero che piu' mi affascina è questo... :60:

Modificato da pontiac
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Leggiti magari poi la sentenza del gip Landi che ha negato il rinvio a giudizio di Prodi, leggi la perizia Castaldo e la vicenda delle minacce (per par condicio ... ) al giudice Geremia che chiedeva quel rinvio a giudizio...

 

quel Prrrrrrodi che si candida come presidente del consiglio alle prossime elezioni giusto per precisare... :D

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guarda che travaglio (che è quello che piu' di tutti studia il nano),come puoi ben vedere non è di certo di sinistra ragazzo, complimenti per la scoperta....

ovvio che nn sia di sinistra, è a leggere i tuoi interventi che si penserebbe il contrario.Dunque riferisci anche quanto lui dice sui ds e sulle condanne a membri del partito in ordine a tangentopoli.

 

pero' mi dispiace ma il mistero che piu' mi affascina è questo...  :60:

..indubbiamente affascinante...

.... cioè in che modo 115 miliardi di lire possano diventare nella tua testa 300 milioni di euro!!

se il cambio che adotti è questo si capisce meglio la tua monotematica ossessione per Berlusconi..

Modificato da curvadong
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Ritornando alla Strage di Ustica ci sono due aspetti davvero angoscianti di cui discutere:

 

1) le 12 persone legate alle inchieste che sono scomparse in accidentali quanto ambigue circostanze.

 

2) i depistaggi dai radar alle false testimonianze, insomma di tutto per sviare le indagini.

 

ma da quanto leggerete nella seconda parte dell'articolo che ho postato si fa luce una angosciante notizia: Gheddafi a quanto pare era prossimo alla costruzione della Bomba Atomica.

 

nello specifico vi riporto un articolo di Clarence tratto dal Messaggero e titolato "Ustica-Guerra nel Tirreno".

 

L'articolo firmato da Aperio Bella riportava il "racconto" di un "capitano" della Legione Straniera, arruolatosi con il nome di copertura di Giulio Girotto", (ma rispondente al nome di Guglielmo S.) che alle ore 22.00 del 27.06.80 accolse, presso la base di Calvi, luogo ove prestava servizio, un gruppo di militari francesi "sconvolti", appena sbarcati da un velivolo "Nimrod", aereo radar inglese. In quella circostanza apprese che nel corso della loro missione era stato abbattuto, con un missile lanciato da un sottomarino, un velivolo civile. Si leggeva inoltre che sempre quella sera, il legionario avrebbe dovuto partecipare ad una missione, denominata "Eagles run to run", che avrebbe permesso al Governo francese, grazie ad un contingente militare sbarcato da un sottomarino direttamente sulla costa cirenaica in prossimità di Bengasi, di tornare in possesso degli aviogetti Mirage incautamente venduti al Governo libico; questa operazione, che si sarebbe dovuta svolgere contestualmente ad una rivolta di giovani ufficiali della guarnigione di Tobruk, finalizzata al rovesciamento del leader libico Gheddafi, venne all'ultimo momento annullata.

Al fine di conoscere ulteriori dettagli sulla vicenda veniva convocato l'Aperio Bella che, nel corso dell'esame testimoniale, riferiva che il legionario aveva contattato l'anno precedente dapprima il capo-redattore del "Messaggero", Paolo Gambescia, il quale, avendo ritenuto interessanti le dichiarazioni, lo aveva invitato, in quanto si era già occupato della vicenda di Ustica, ad incontrare la "fonte" per approfondire l'argomento. L'incontro ebbe luogo verso la metà dell'89 nella cittadina di Lenna, presso l'abitazione del legionario, il quale al termine del colloquio, i cui brani più significativi sono stati riportati nel cennato articolo, spiegò di non averne mai parlato sino a quel momento solo per timore di rappresaglie. A conferma di ciò, citava l'episodio del decesso, a seguito di un singolare incidente stradale, del capitano dei CC. Puppo che aveva svolto indagini legate all'incidente di Ustica. (v. esame Aperio Bella Dany, GI 04.09.90).

Gambescia precisava che in un primo momento, non essendo emersi riscontri alle dichiarazioni del legionario, non aveva pubblicato alcun articolo. Solo successivamente, allorché "filtrarono" dalla Commissione Stragi delle "indiscrezioni" su tracce radar correlabili ad aerei provenienti o diretti verso la Corsica, di comune accordo con Aperio Bella, decise di pubblicare il testo dell'articolo, aggiungendo infine che il Sinigaglia, dopo il colloquio da cui aveva avuto origine l'articolo, non s'era fatto più vivo (v. esame Gambescia Paolo, GI 08.09.90).

 

I contatti di Sinigaglia con i giornalisti di "Panorama"

 

I primi giornalisti a entrare nuovamente in contatto con Sinigaglia sono stati Francesca Oldrini e Massimo Cantore. La Oldrini così descrive la vicenda. Il 28 marzo 89 giungeva presso la segreteria di "Panorama" la telefonata di una persona che si diceva in possesso di importanti notizie sulla vicenda di Ustica. Il Direttore del periodico le affidava l'incarico, unitamente a Massimo Cantore, di contattare colui che aveva chiamato. Prima di incontrarlo - continua la Oldrini - chiesero alla persona che aveva telefonato garanzie sulla sua attendibilità che quest'ultimo fornì accreditandosi come referente di Sandro Colongo, brigadiere dei Carabinieri della Stazione di S.Pellegrino Terme, di tal Fabrizi, maresciallo della Polizia della Questura di Bergamo e di Mario Tropea di professione avvocato. Dopo avere avuto assicurazioni da parte del brigadiere Colongo sull'attendibilità di Sinigaglia ed aver appreso che a causa delle indagini che stava compiendo sulle dichiarazioni di Sinigaglia la sua ragazza aveva subito delle minacce - circostanza che sarà negata, invece, dal sottufficiale - la Oldrini insieme a Cantore si recava, in data 5 aprile 89, a Lenna, località dove incontrarono il Sinigaglia che narrò loro l'intera vicenda di cui era a conoscenza, fornendo un elenco di suoi ex commilitoni della Legione che avevano partecipato all'operazione denominata "Eagles run to run". (v. esame Oldrini Francesca, GI 10.09.90).

Il brigadiere Colongo ha ammesso di aver conosciuto il Sinigaglia nel corso di un intervento notturno nei pressi di Lenna. Ricordava che in quella circostanza nell'auto guidata da Sinigaglia venne rinvenuta la targa di autovettura asportata ad altra auto, risultata poi dell'autovettura in uso alla convivente del Sinigaglia medesimo. Nel corso di successivi colloqui richiesti dal Sinigaglia, questi confidò al sottufficiale che i Servizi francesi volevano rapire la propria donna, Russolo Adriana, poiché esso Sinigaglia aveva militato nella Legione Straniera ed era a conoscenza di vicende legate al caso Ustica; che poco tempo prima ignoti avevano tentato di ucciderlo e che un maresciallo del Gruppo della Questura di Bergamo voleva avere un incontro con il legionario; che quest'ultimo però gli aveva riferito di non averlo "cercato" (v. esame Colongo Sandro, GI 28.09.90).

Il maresciallo della Questura di Bergamo, identificato nel sovrintendente capo Fabrizi Paolo, ha dichiarato che nel 1988 un sottufficiale dei CC. gli inviò una persona. Persona di cui non ricordava il nome ma che si era presentata come colonnello dei Carabinieri e che nel corso della conversazione gli aveva anche detto di essere un tenente dell'esercito. Il sottufficiale però non ha ricordato se, nell'occasione dell'incontro con il Sinigaglia, questi gli avesse parlato di Ustica, non escludendo però che gli avesse detto di essere un legionario (v. esame Fabrizi Paolo, GI 20.11.90). Inoltre Colongo ha smentito la versione della Oldrini, secondo la quale il sottufficiale avrebbe garantito sulla serietà del Sinigaglia; ha ricordato di aver espresso forti dubbi sulla sanità mentale del soggetto, aggiungendo di non aver mai ricevuto minacce e né che fosse stata mai minacciata la propria fidanzata (v. esame Colongo Sandro, GI 28.09.90). La fidanzata di questi, Argenti Anna, confermava quanto dichiarato dal militare. (v. esame Argenti Anna, GI 28.09.90).

È stato possibile ricostruire lo scenario raccontato da Sinigaglia ai giornalisti di Panorama in occasione degli incontri di Lenna mediante la registrazione della conversazione che la giornalista Oldrini accuratamente aveva effettuato. Sinigaglia narra che la Legione Straniera lo aveva incaricato nel 1980 di recarsi a Petrosino in Sicilia per pianificare un'operazione che prevedeva la consegna di armi ai nazionalisti libici. L'operazione che veniva attuata nelle acque del Mediterraneo, secondo Sinigaglia, godeva dell'appoggio delle motovedette francesi ed italiane. All'esito di questa prima operazione Sinigaglia veniva inviato a Calvi in Corsica per addestrarsi a prender possesso di un aeroporto. L'operazione prevedeva il recupero di 15 Mirage venduti dalla Francia alla Libia. A questa operazione avrebbero partecipato 200 uomini della Legione. Il 25 giugno 80 venivano messi in preallarme cominciando così a familiarizzare con la strumentazione a bordo di un velivolo Nimrod. Il giorno successivo vennero tutti convocati presso la sala operativa. Sinigaglia veniva pertanto incaricato di far parte dell'equipaggio di quel velivolo insieme ad altri due ufficiali. Le centrali operative che coordinarono le operazioni erano due, Decimomannu e Calvi. A Decimomannu vi erano francesi, inglesi, tedeschi e italiani. Appena giunto il segnale "l'uccello vola" che stava ad indicare che il velivolo - un Tupolev o Antonov - con a bordo Gheddafi o Jallud era in volo, scattava l'operazione che prevedeva che un MiG pilotato da un libico si alzasse in volo per intercettare il velivolo con la personalità. Però - continua il racconto Sinigaglia - era accaduto che il primo segnale fosse stato un falso allarme - il MiG per problemi di autonomia non poteva stare in volo con mezz'ora di anticipo. Dopo circa mezz'ora dal primo segnale, giunse il secondo segnale che segnalava il volo dell'obiettivo. Fu a questo punto che venne dato il via all'operazione di rincalzo che prevedeva il volo di tre Mirage provenienti da una base della Corsica. Altri aerei F104 si alzavano in volo da Decimomannu, altri ancora dalla portaerei Foch. Contemporaneamente dalla portaerei sovietica Kiev si alzavano un MiG ed uno Yak 36. In quei momenti - continua Sinigaglia - essi avevano sui loro schermi a bordo del Nimrod soltanto il velivolo- che questa volta indica come un Antonov o un Ilyshin - con a bordo la personalità libica ed un A310 dell'Air France diretto a Barcellona. Giunti al cosiddetto "rendez vous" il velivolo con a bordo la personalità libica deviava però su Malta; essi però hanno ritenuto che si trattasse di un velivolo di linea che stava atterrando nell'isola. Ed é proprio a questo punto che il DC9 dell'Itavia veniva scambiato per il velivolo libico. È così che Sinigaglia descrive alla Oldrini quegli istanti: "Sinigaglia: lui sembra quello che noi aspettiamo. Capito? In compenso però era già scattato, perché lì è stata proprio frazione di pochi istanti, l'ordine di abbattere il MiG e lo Yak. L'ordine di abbattere non è partito soltanto per i Mirage, gli F104 e gli aerei decollati dalla Foch, ma è partito anche per i sommergibili, pertanto si è scatenata una sarabanda. Morale della sarabanda, va giù il DC9 Itavia, va giù un Mirage francese va giù e va giù sulla Sila il MiG, mentre lo Yak con una picchiata si sottrae a tutto e a tutti e se la squaglia. Ecco, questo è quello che è successo quella sera.

Oldrini: quindi non si sa bene quale missile abbia colpito il DC9?

Sinigaglia: il missile sicuramente francese, sicuramente francese, perché tutti gli aerei erano francesi, gli aerei erano francesi, gli F104 non erano in grado, non erano operativi a quella distanza. Partendo da Decimomannu per quello che poi ho saputo anche io dopo... non sono armati come i Mirage i missili che possono tirare a 90km dal bersaglio. Devono essere prossimi al bersaglio per tirare gli F104, ragione per cui la reazione, l'ordine di tirare è stato comunicato soltanto ai mezzi in volo francesi e ai sottomarini francesi che erano quelli in grado di poter tirare; non ce ne erano altri.

Oldrini: il sottomarino non era inglese?

Sinigaglia: questo è stato il primo ordine, per cui si scatena la sarabanda, viene fuori. In allineamento se tu ti ricordi avevamo un sottomarino che era avanti di parecchie miglia.

Oldrini: ottanta.

Sinigaglia: ottanta.

Oldrini: americano.

Sinigaglia: che di quello si può dire poco, si può dire tutto e si può dire, poteva essere lì come osservatore delle operazioni, questo io non posso dirtelo. Poi avevamo i nostri bravi sottomarini e a sette miglia avevamo quello inglese. Lì han tirato tutti per quel punto.

d: quanti erano i sommergibili francesi?

Sinigaglia: tre.

d: e gli inglesi?

Sinigaglia: uno e uno americano.

d: chi ha dato l'ordine di sparare, di aprire il fuoco?

Sinigaglia: è arrivato da Decimomannu che a loro volta lo hanno ricevuto però.".

Sinigaglia continua affermando che nella battaglia aerea veniva colpito anche un Mirage francese, il cui pilota veniva recuperato in mare da un elicottero dell'Aeronautica italiana. A seguito di eventi l'ordine, da Decimomannu, di rientro in quanto era stato abbattuto un aereo civile. Sinigaglia afferma di non avere subito saputo dell'abbattimento del DC9 Itavia, ma di averlo appreso in seguito dalla stampa (v. trascrizione audiocassetta).

Questo pertanto lo scenario che Sinigaglia propone ai giornalisti di Panorama. In altra conversazione, sempre accuratamente registrata dalla Oldrini, Sinigaglia si dilunga a parlare della possibilità di recuperare documentazione in possesso di ufficiale della Legione Straniera che proverebbe l'abbattimento del DC9 dell'Itavia. Si dilunga anche sulle sue missioni in Sicilia; la prima nel 1980, a Petrosino, la seconda nel 1981 a Mazara del Vallo, finalizzate a forniture di armi ai controrivoluzionari libici. [...]

 

Conclusioni

 

Le dichiarazioni di Sinigaglia sono risultate palesemente mendaci. Lo scenario che ha riferito prima ai giornalisti e poi all'inchiesta supera in più punti ogni fantasia. Un velivolo Mirage non potrebbe mai decollare da una portaerei: quel tipo di Nimrod in quell'anno non era ancora entrato in servizio; un sottomarino non è in grado di lanciare missili mare-aria; gli aliscafi della classe Sparviero non erano ancora entrati in servizio, ad eccezione del capoclasse; l'ammiraglio Accame già nel 1980 non era più in servizio.

Ma vanno aggiunte quelle circostanze che s'è accertato come vere e che ovviamente non potevano mancare, in quanto la miglior tecnica di inquinamento resta quella di somministrare falsità commiste a verità, per generare quel fumus veritatis che spesso cagiona l'asfissia delle inchieste. Si veda l'effettivo inserimento di Sinigaglia nella conduzione di Radio Mazara International benché privo di qualsiasi esperienza; l'effettivo legame di Emilio Patrì con gli ambienti libici; l'effettivo legame tra Giuseppe Ferro e Patrì; la permanenza a Cagliari a spese della ditta per la quale lavorava, senza ragione alcuna e con l'invio di somme di denaro all'epoca rilevanti. A ciò va aggiunto l'interessamento del Centro CS del S.I.S.MI. di Cagliari su Sinigaglia i primi giorni del luglio 80. Per tali motivi l'ingresso nel processo di Sinigaglia è inquietante. È certo che il Sinigaglia non ha agito da solo. Egli è stato di certo manovrato da chi ha voluto alzare il solito polverone. Che il Sinigaglia possa essere stato manovrato da qualche servizio, lo si rileva dalle conoscenze di vicende del capitano Puppo concernenti il referente al S.I.S.DE di quest'ultimo, il colonnello Rossi. Solo chi abbia potuto svolgere attività di intelligence poteva conoscere il nome del capo Centro del S.I.S.DE di Milano. Ed il fatto che lo stesso Sinigaglia si rifiutasse di fornire spiegazioni sulla conoscenza del ruolo del colonnello Rossi avvalora questa ipotesi.

 

Altro collaboratore di giustizia sotto protezione, che riferisce su Ustica, è tal Elmo Francesco. Questi parla di quanto sa sulla strage alla Procura di Torre Annunziata (verbale di PG delegata 19.05.96) che trasmette l'atto il 14.02.97. sempre tratto da http://clarence.supereva.com/contents/soci...ustica/004.html

 

Le sue cognizioni derivano dalla lettura di un fascicolo in fotocopia denominato "Gloria" concernente il noto Affatigato. In questo file erano però contenute "stranamente" - è lo stesso "pentito" che usa questo avverbio - un elenco delle NP7, informazioni su Sciubba Elvio ed una nota sulle motivazioni del disastro. Il carteggio consisteva in una piantina degli Stati Uniti d'Europa (sic!) e una nota sulla strage, nella quale era indicato che il disastro di Ustica era secondo le loro informazioni collegato al trafugamento ed alla vendita di materiale fissabile (sic!) prelevato dalla centrale nucleare di Bologna, poco prima chiusa a seguito dell'attentato alla stazione di quella città. Il furto vedeva la regia dell'Affatigato con la complicità di una banchiere italo-svizzero di nome Battaglia, il cui materiale fu venduto tramite un certo Mussa, capo centro dei servizi segreti libici in Italia ed un certo Omar. Il trasporto fu eseguito proprio con il DC9 di che trattasi con la scorta di tre MiG libici partiti dalla loro base nei Balcani: dal conflitto con aerei francesi ed americani seguì l'abbattimento sia di due dei tre MiG che dello stesso DC9 nei pressi di Ustica, per impedire che tale materiale giungesse alla Libia. In questa nota si supponeva che la Libia fosse nella fase finale nella produzione di missili a testata nucleare. In tutta questa congerie di fatti emergeva la connessione tra Servizi italiani e libici o per meglio dire di agenti esterni di nostri Servizi.

Ovviamente il banchiere italo-svizzero è Pacini Battaglia; Mussa è Moussa Salem, a lungo tra gli anni 70 ed 80 Capo Centro libico in Roma; Omar quasi sicuramente il noto Omar Yaya.

Esaminato da questo Ufficio l'Elmo aggiungeva dettagli. Egli era stato in possesso del fascicolo "Gloria"; lo aveva ricevuto dal colonnello Mario Ferraro - del S.I.S.M.I, morto nell'estate del 1995. Il "Gloria" non trattava di Ustica, ma di attività di massoni. Tra i tanti appunti ve n'era però uno, ben dettagliato, sulla strage e cioè una "cronistoria di come e perché era nato il caso Ustica". Quindi Elmo così continua: "Era il 1994, verosimilmente nel maggio o giugno, ed era sicuramente dopo che io avevo intercettato Marco Affatigato, intendo per questo fare accertamenti e scoprire a distanza le sue attività al momento in corso per conto del colonnello Mario Ferraro. L'appunto era dattiloscritto senza alcun riferimento, forse di una pagina, era molto dettagliato e, per quella che è la mia esperienza, riportava più che una ipotesi, una certezza per il Servizio. In quel momento stavo lavorando, come è successo per il 94 e parte del 95, come agente esterno dello stesso Servizio Militare. Già avevo fatto tale attività dal 1983/84 e fino all'87/88 e occasionalmente dall'88 al 93. Il colonnello Ferraro mi agganciò intorno al febbraio 94 nell'hotel President, se ben ricordo, di Zurigo, quando io stavo lavorando nello studio dell'avv.Merloni. Quel giorno si presentò con Michele Finocchi. Io nella occasione ho saputo che il col. Ferraro era appena tornato dal Sud Africa. Cominciai, quindi, a lavorare per lui. Per lavorare intendo che dovevo fornire documenti su italiani che frequentavano lo studio e sulle attività dello studio stesso e degli studi notarili e professionali ad esso connessi. A Città dei xxxxx, provincia di Milano, doveva esser fine marzo inizio aprile 1994, ho incontrato il Ferraro con una persona che mi si presentò come Giuseppe Di Maggio. Questi all'epoca che l'ho conosciuto in Sicilia nel 1985 era un collaboratore di Emanuele Piazza, che sapevo che lavorava per Bruno Contrada". Poi, dopo altre circostanze sulla sua attività per il Servizio, la narrazione sulla strage: "Dopo la strage di Bologna, alla stazione, fu chiusa la Centrale Nucleare nei pressi della stessa città. Susseguente, ma senza una datazione precisa dei fatti, cosa che mi ha sorpreso subito perchè inusuale, ci fu un furto di materiale fissabile, era scritto proprio così, dal nucleo della Centrale stessa. Questo materiale fu rubato tramite la copertura di una Sezione dei Servizi Segreti italiani, ad opera di tale Affatigato Marco. Nello stesso appunto brevemente, dopo la parola "Alt" venivano indicate "le coperture" dello stesso Affatigato, indicate nello "SDECE", il Servizio Segreto francese, e nel dott. xxxxx Parisi, che era il suo contatto all'interno dei Servizi. Dopo la parola "Semialt", l'appunto continuava normalmente con la indicazione delle persone che erano intervenute nell'affare con l'Affatigato. Vi era indicato il Capo Centro dei Servizi libici Omar Mussa, poi un ufficiale dei Servizi libici, tale El Houbri, almeno questo mi sembra di ricordare, ed il nominativo di un banchiere romano, tale Battaglia, legato a tale Omar, non il Mussa. Sempre secondo l'appunto, l'agente "copert" Affatigato, vende materiale fissabile alla Libia, rappresentato dal Mussa. Latore del pagamento della fornitura era il Battaglia, a cui si era rivolto l'Omar, quello detto diverso dal Mussa, anch'egli un agente dei Servizi libici in Italia. Il materiale fu caricato nella stiva dell'aereo, che doveva viaggiare sulla tratta Bologna-Palermo. A Palermo poi amici italiani dell'Omar, quello nominato per secondo, dovevano caricarlo nel porto di Trapani, su uno dei tanti battelli che venivano usati, il cui nome non era indicato, per esser consegnato in Libia. All'altezza di Roma, l'aereo venne affiancato da tre MiG libici partiti da una base jugoslava, che stavano, rispetto all'aereo, ad ore 10 e ad ore 14, ma più in alto, non visibili, dall'aereo. Il terzo aereo seguiva. Si trattava quindi di una formazione a triangolo posta ad altezza superiore, per cui il terzo aereo aveva la stessa scia e quindi sul radar sarebbe stato visto in un unico punto, con differenza sugli altimetri. All'altezza di Bagnoli, la formazione sarebbe stata intercettata da aerei NATO e ne sarebbe scaturita una battaglia, in cui furono abbattuti il DC9, che comunque doveva essere abbattuto perchè il materiale fissabile non doveva comunque arrivare in Libia, e due dei tre MiG. Il terzo sarebbe riuscito a fuggire. Nello stesso appunto era scritto, all'ultimo "Ordine di non fare arrivare in Libia il materiale fissabile". L'ordine parte dal NSA, poi passato alla CIA che lo ha passato alla base di Bagnoli, che ha dato le disposizioni operative necessarie". Infine le sue considerazioni: "Come mie considerazioni, posso dire che il 13 agosto 94 alla stazione centrale di Milano chiesi lumi a Di Maggio sull'ammanco di materiale fissabile a Bologna. Il Di Maggio mi confermò dell'ammanco, ma aggiunse che non si sapeva dove fosse andato a finire ed essendo cosa di molti anni prima, non vi era interesse. Mi risulta che il generale Tito ospitava in territorio serbo-bosniaco, di religione mussulmana, basi con MiG libici. In considerazione di ciò, tutto quanto riportato nell'appunto e sopra detto, mi è sembrato e mi sembra ancora credibile. Aggiungo che sia il Ferraro che il Di Maggio hanno sempre avuto un comportamento corretto nei miei confronti e mi hanno dato sempre informazioni esatte.

A contestazione, ribadisce, "...per averlo letto sull'appunto e per ricordarlo perfettamente, senza tema di errore, che nella cronologia, in sintesi, era riportata prima la strage alla Stazione di Bologna, poi la chiusura della Centrale Nucleare vicino a Bologna, chiusa per timore di un altro attentato, poi il furto del materiale fissabile e da ultimo l'abbattimento dell'aereo di Ustica. Voglio precisare che all'epoca Gheddafi era arrivato all'ultimo stadio della costruzione della bomba atomica. Gli occorreva proprio il materiale dello stesso tipo di quello trafugato che sarebbe poi stato trattato chimicamente in Libia, con la tecnologia a loro disposizione, per diventare utilizzabile per la bomba atomica. Vi era una direttiva, e siamo in piena guerra fredda, di impedire la fornitura di materiale nucleare utile. Mi si può obiettare che tale materiale poteva essere fornito dalla Russia. Una risposta potrebbe essere data dal fatto che la Libia voleva distaccarsi dalla dipendenza della Russia, e quindi diventare paese trainante delle altre nazioni africane. Voglio precisare che le ultime indicazioni cronologiche mi sono state fatte dal Di Maggio il 13 agosto 94, alla stazione centrale di Milano, quando chiesi generiche notizie sulla Libia". (v. esame Elmo Francesco, GI 20.03.97).

Disposta l'esibizione da parte del S.I.S.MI del fascicolo "Gloria", il decreto sortiva effetto negativo sia per l'inesistenza di un fascicolo specificamente così denominato, sia perchè quelli in cui comunque esso appariva era, come prenome, associato al cognome, e non avevano alcuna attinenza con i fatti. Sul Ferraro emergeva che nel 94 era stato trasferito al controspionaggio; che il 13 agosto di quell'anno non era in missione; che dai primi sino alla seconda metà di quel mese era stato in ferie presso la propria abitazione in Roma.

Sempre da attività di PG emergeva che il CESIS, interpellato dalla Procura di Torre Annunziata, aveva escluso che Di Maggio Giuseppe avesse amai prestato la sua opera a qualsiasi titolo presso il Servizio militare.

Tali risultanze e, principalmente, la cronologia invertita della strage di Ustica e Bologna e le risultanze sui furti a Bologna e luoghi vicini, oltre a una serie di incongruenze che non merita conto elencare, fanno giustizia di tali dichiarazioni.

Modificato da castano_chiaro
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Riguardo la strage di Ustica resta ancora fitta la nebbia sui responsabili.

 

Oggi possiamo affermare, con assoluta certezza, che l'aereo dell'Itavia fu abbattuto da un missile. Le tracce trovate sui resti della fusoliera, ripescati dal mare e ricomposti in un hangar, hanno avvalorato questa tesi lasciando pochissimi dubbi.

 

Viene quindi smentita la versione sostenuta da alti ufficiali della'aeronautica italiana

i quali, subito dopo la sciagura, tentatrono di far passare la causa dovuta a cedimento strutturale.

 

Ne ha parlato dettagliatamente il comico Paolini durante una sua esibizione teatrale, ne hanno parlato anche alcune trasmissioni televisive che si sono occupate del mistero.

 

Dall'analisi dei tracciati radar emerge anche che un velivolo mai identificato, dopo il decollo del DC9 da Bologna, si mise sotto di lui ad una quota più bassa e vi rimase appaiato in volo per parecchio tempo....un espediente usato nel tentativo di rimanere nascosto e sfuggire alle intercettazioni.

 

Resta un ultimo dettaglio..forse una coincidenza ma forse la chiave che può condurre al mistero : nei fondali di Ustica, insieme ai resti del DC9, venne anche recuperato il serbatoio del carburante di un caccia americano. La prassi di sganciare i serbatoi viene usata in caso di emergenza.

 

Non dimentichiamoci poi del Mig libico ritrovato sfracellato proprio in quei giorni sulla Sila, con il corpo del pilota in stato di decomposizione a fare da corredo.

 

Forse un giorno sapremo la verità...se dovessi scommettere oggi su come andarono i fatti quella sera di agosto del 1980 punterei sulla faida USA-Libia :

 

un aereo libico stava trasportando Gheddafi, gli americani volevano abbatterlo, i caccia libici tentarono di proteggerlo, ci fu una battaglia, un missile (molto probabilmente un missile americano) per sbaglio colpì il DC9.

 

Dopo il "pasticciaccio" gli americani insabbiarono tutto e chiesero (o forse imposero) ai loro alleati italiani di fare altrettanto.

 

Potrebbe esserci anche una seconda ipotesi...che nessuno ha mai preso in considerazione : a bordo del DC9 c'era un personaggio che doveva essere assolutamente eliminato e l'abbattimento non fu accidentale ma volontario.

Modificato da Quarzo
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Credo che l'argomento, purtroppo, sia troppo vasto da poter essere trattato in questo forum. Dopo centinaia e centinaia di letture, l'ipotesi maggiormente plausibile (veramente ce ne sarebbero altre 10), almeno per me, è quella del missile americano contro un aereo pilotato via radar dalla base in una delle esercitazioni giornaliere che, solo in quell'anno, hanno portato i registri a riempirsi di 30 e passa mancate collisioni!!

N.B. Mancata collisione=2 0ggetti in volo a distanza inferiore a 500 metri..quelli erano i parametri di allora..

N.B.2 Sapete la scusa della mancanza del registro radar sicilano? Un'esercitazione volta prorio alla distruzione di quel registro radar e proprio negli attimi salienti della vicenda....no comment!

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L'ipotesi francese, per ricollegarsi all'inserto di Castano, è entrata in gioco nel momento in cui sono state esaminate le primissime conversazioni del SISMI a seguito della sciagura...dirette proprio verso i servizi segreti, il ministro degli esteri e l'ambasciata francesi!

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un aereo libico stava trasportando Gheddafi, gli americani volevano abbatterlo, i caccia libici tentarono di proteggerlo, ci fu una battaglia, un missile (molto probabilmente un missile americano) per sbaglio colpì il DC9.

 

beh questo è cio' che si dice da tempo ma è una notizia vecchia. io avevo letto invece che la 'guerra' nel sud mediterraneo ci fu perchè gli Usa stavano tentando di attuare un attacco alla libia via mare ma i servizi libici avrebbero sgamato tutto poche ore prima cosi' da sollevarsi in volo verso l'italia o verso il mediteraneo dove c'erano portaerei della nato evidentemente implicate ed ecco che ci fu la battagoia aerea. da qualche parte su internet c'è narrata questa ipotesi.

 

 

Potrebbe esserci anche una seconda ipotesi...che nessuno ha mai preso in considerazione : a bordo del DC9 c'era un personaggio che doveva essere assolutamente eliminato e l'abbattimento non fu accidentale ma volontario.

 

certo anche questa è molto inquietante e si ricollega all'ipotesi che il dc9 fosse in realtà ammarato con molti passeggeri vivi ma poi fatti saltare da un missile marino o da una bomba messa dagli incursori infatti ci sono tracce di esplosivo di mine ecc. ora non ricorda la tipologia.

 

infine voglio dire una cosa: se il dc9 fosse stato vittima di un attentato (esplosione a bordo) non vedo motivo di una guerra aerea e di quel mig libico sulla sila! cosi' come di quel po po di forze armate nel sud mediterraneo! cosi' come di tanta omertà e tracciati spariti no? che gli fregava a quelli dei radar di ponza e licola di far sparire tutto se ci avevano messo una bomba? mica cel'avevano piazzata loro!

 

la vogliamo sparare una davvero grossa????? sul dc9 c'era magari craxi che andava ad hamammet? e x qualche motivo volevano farlo fuori??

 

le morti sospette:

Nel capitolo IX de "Ai margini di Ustica", Enrico Brogneri considera alcuni incidenti e coincidenze che sembrano "troppo numerose e strane per non doverle tenere in debita considerazione", fatti che spingono alla riflessione:

 

– la morte del maresciallo Zummarelli, travolto da una Honda 600 nel periodo in cui era impegnato nelle indagini sul Mig libico. Poco tempo prima aveva confidato ad un amico giornalista, Gaetano Sconzo, di temere per la propria vita

 

–la morte del maresciallo Antonio Muzio, ucciso con tre colpi di pistola nell'addome mentre si trovava nella sua casa di Pizzo Calabro, il quale aveva lavorato all'aereoporto di lamezia Terme: "uno scalo direttamente coinvolto nella vicenda del Mig libico, del suo recupero sulla Sila e della sua restituzione a Geddafi" (dal settimanale "Europeo" n. 9 del 28 febbraio 1992)

 

– la morte del colonnello Sandro Marcucci, precipitato col suo Piper il 2 febbraio 1992 sulle Alpi Apuane. L' "Europeo" riporta: "L'aereo brucia, va in fumo, c'è chi giura di aver visto l'aereo perdere stranamente quota e all'improvviso". "Poi, mistero nel mistero, nella bara viene ritrovato un pezzo del motore: è tutto fuso, tranne un tubicino di gomma. Il fuoco ha sciolto il metallo ma non la gomma. Ma chi l'ha nascosto nelle sue spoglie?" (dal testo del libro). Il quotidiano "Il Tirreno" parla di un'intervista in cui, appena cinque giorni prima della sua morte, il colonnello Marcucci aveva duramente attaccato, acccusandolo di corruzione, il generale dell'Aereonautica Zeno Tascio, comandante dell'aereoporto di Pisa dal 1976 al 1979, responsabile dei servizi segreti dell'Aereonautica all'epoca del disastro di Ustica, e oggi inquisito nell'inchiesta del DC9.

In una nota del libro l'autore riferisce: "Le caratteristiche delle bruciature, riscontrate sui reperti del piccolo velivolo e sulla persona del colonnello Marcucci, hanno alimentato il sospetto di sabotaggio. La magistratura sta ancora indagando sulla possibilità che il Piper sia precipitato per lo scoppio di un ordigno al fosforo collocato sotto il pannello dei comandi"

 

– la morte, insieme a quella di Giorgio Alessio, dei capitani Ivo Nutarelli e Mario Naldini della pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori nella tragedia di Ramstein (Germania), in cui si sono contati fra i civili ben 51 morti e 400 feriti. L'ipotesi della collisione in volo sembra poco fondata: da un filmato risulta la presenza sospetta, su una terrazza, di due persone non identificate che, rimanendo appartate, maneggiano un telecomando; l'incidente pare sia avvenuto proprio sulla loro perpendicolare, in corrispondenza della loro posizione. Il fatto che i capitani Nutarelli e Naldini dovessero comparire davanti al giudice pochi giorni dopo perché erano in possesso di qualche importante informazione circa il disastro di Ustica - i giudici volevano infatti chiedere loro il motivo per cui, la notte del disastro, si erano levati in volo ed erano stati costretti a rientrare - e che lo scoppio e la fiammata si siano verificati dopo che le due pattuglie si erano incrociate, esclude l'ipotesi della collisione e fa sorgere il sospetto che l'incidente sia stato in realtà un attentato per ridurli al silenzio

 

– la morte del capitano Maurizio Gari, controllore di volo nel centro radar di Poggio Ballone, stroncato all'età di 32 anni da un misterioso e non verificato infarto

 

– la morte del maresciallo Alberto Dettori, dello stesso centro radar, impiccato ad un albero

 

– la morte del colonnello Giorgio Teoldi, comandante dell'Aereoporto Militare di Grosseto

 

– la morte del sindaco di Grosseto Giovanni Finetti, poco tempo dopo aver manifestato l'intenzione di volere raccontare ai giudici una circostanza appresa indirettamente

 

– la morte in un attentato del generale Licio Giorgieri

 

La lista delle morti sospette è molto lunga... Forse troppo lunga per sostenere la tesi delle coincidenze, dice l'autore.

Modificato da castano_chiaro
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Per proseguire sui 'Misteri italiani' vi lascio un bellissimo articolo dal titolo 'Il risveglio della Massoneria'

 

IL RISVEGLIO DELLA MASSONERIA

'Hanno vinto'

 

Il Risveglio della Massoneria

Di Claudio Lindner

Dopo lo scandalo P2 e dopo l'inchiesta sui presunti legami con la mafia, sembrava che avesse perso influenza. Ora si assiste a un'inversione di tendenza: gli iscritti aumentano, e perfino Gelli pare "riabilitato". Un potere occulto? Le logge rispondono con un'operazione di trasparenza. Ma gli espelli avvertono: i "migliori" restano coperti dal segreto.

La massoneria in Italia resta un tabù. Pochi ne parlano, molti la temono. Per gli esperti ha perso influenza, per la stragrande maggioranza è sinonimo di potere occulto e complotti. Loro, i massoni ufficiali, rispondono con due parole: glasnost e marketing, vale a dire eliminare quell'alone di mistero che circonda l'istituzione. E quindi scendere in piazza per commemorare Giordano Bruno a Campo dei Fiori, festeggiare il Fratello Wolfgang Amadeus Mozart e il ritorno del Flauto magica all'Opera di Roma con uno sconto del 50 per cento a chi presenta il tesserino del Grande Oriente d'Italia, ricordare Hugo Pratt con un convegno il prossimo novembre sul percorso "iniziatico" di Corto Maltese. E ancora: dibattiti culturali aperti ai "profani", filantropia, riviste, siti Internet.

Poi bastano cinque righe di agenzia Ansa (21 novembre 2001) per far tremare di nuovo le Obbedienze e riportare a galla vecchi fantasmi: "Licio Gelli è stato nominato Gran Maestro onorarlo della Serenissima Gran Loggia nazionale d'Italia. Giorgio Paternò è stato eletto Sovrano Gran Maestro". Ma come, il capo della Propaganda 2 al centro di uno dei maxiscandali italiani torna a intorbidire le acque? Il Goi di Palazzo Giustiniani si affretta a smentire ogni coinvolgimento: "L'associazione che ha teatralmen- riesumato Gelli non c'entra nulla con le Obbedienze storiche presenti in Italia e ha cambiato denominazione dopo le nostre reiterate diffide". Negli ambienti ufficiali la .loggia del principe Paternò di Catania . viene ignorata, considerata "spuria". Tina Anselmi, all'epoca presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla P2 ma che sull'argomento ora non vuole più intervenire, si limita a dire "che Geni diventa furioso quando viene negata la sua appartenenza alla massoneria". Insomma, gran confusione. "Manca una legge che tuteli, oltre la libertà di associazione anche la denominazione corretta", sottolinea Gustavo Raffi, Gran Maestro del Goi "chiunque può costituire e definire "massoneria" un gruppo senza che ci sia un riconoscimento dalle grandi logge regolari del mondo".

Una vita molto tormentata quella liberomuratoria, che ha oscillato tra l'esaltazione laica, il grande tema della libertà di associazione e le crociate contro le trame occulte e le logge riservate. Rialzatasi dopo le batoste subite durante il fascismo, l'istituzione ha dovuto fare sempre i conti con gli ostacoli frapposti dal Vaticano che solo nel 1983 ha tolto la scomunica all'iniziazione. Un compromesso, quello raggiunto dalla Chiesa, forse anche imposto. dalla realtà dei fatti, a giùdicare dalle rivelazioni del sacerdote lombardo don Luigi Villa, riportate dal quotidiano La Padania, sulle infiltrazioni in San Pietro. Tra i Figli delle Vedove, secondo don Villa, figurano molti collaboratori di Paolo VI, due potenti segretari di Stato come Fean Villot e Agostino Casaroli, l'ex presidente dello Ior, Paul Marcinkus, coinvolto nello scandalo Sindona. Nonché monsignor Francesco Marchisano, recentemente nominato Vicario generale dello Stato Vaticano e arciprete della Basilica.

C'è poi il capitolo della ricostruzione economica del dopoguerra, con le divisioni tra finanza cattolica e finanza laica, quest'ultima con rapporti talvolta provati talvolta no con la massoneria. Erano affiliati Gino Olivetti e Vittorio Valletta, fonti romane assicurano che lo fosse il senatore Gasare Merzagora, per qualche tempo presidente delle Assicurazioni Generali. Su Enrico Cuccia, fondatore assieme a Raffaele Mattioli di Mediobanca e protagonista di uno scontro frontale con Sindona, le voci sono invece discordanti. Di sicuro era un dichiarato e importante massone 'il suocero Alberto Beneduce. Lo è stato Carlo De Benedetti, che ha poi abbandonato "per la delusione provata dal livello delle riunioni alle quali ebbe ad assistere" (Storia della Massoneria italiana dello studioso Aldo Mola). E lo erano molti manager di Stato.

La massoneria sta ora cercando un secondo rilancio per uscire da una crisi ventennale iniziata con il trauma della P2 (che coinvolse anche il vertice della Rizzali e del Corriere della Sera) e proseguita nel 1993 con la bufera Cordova, quando (allora procuratore di Palmi avviò un'indagine in Sicilia su presunti legami con la mafia arrivando a sequestrare le liste degli iscritti in tutta Italia (l'inchiesta fu poi archiviata). La commissione parlamentare arrivò alla conclusione che la P2 voleva scolpire la sovranità dei cittadini" mentre la magistratura assolse tutti dall'accusa di finalità cospirative insistendo invece sulle trame finanziarle, fiscali e sul depistaggio nelle stragi: A mettere fuori legge la P2 fu Giovanni Spadolini, massimo storico e amante del Risorgimento (al quale proprio i massoni fanno riferimento).

E Licio Galli che fine ha fatto? Ha 83 anni ed è agli arresti domiciliare nella sua Villa Wanda di Arezzo dove sconta la pena di 12 anni per la bancarotta dell'Ambrosiano. Negli anni Ottanta e Novanta la ritirata è inevitabile. Spariscono le logge coperte, il Consiglio supremo della magistratura e la Corte di cassazione definiscono "inopportuna" l'adesione dei giudici. Gran parte dei vip abbandonano. "Oggi i migliori sono "in sonno"", dice Mola, forse il maggior conoscitore della massoneria, "alcuni si sono iscritti a logge in altri Paesi, ma è difficile saperlo, perché le liste sono segrete".

UN BOOM DI ADESIONI

Non esiste un censimento dei Fratelli, anche perché a fare outing sono in pochissimi. Le fonti, quindi, non possono che essere interne. Il Goi, l'istituzione più grossa, ha da poco superato i 14 mila iscritti (tutti uomini, per statuto e tradizione) e le 556 logge. La Gran Loggia d'Italia (Gldi), la seconda per importanza staccatasi dal Goi nel 190$ dopo la battaglia parlamentare sull'insegnamento della religione a scuola, ne ha 8.500 (1.500 sono donne). Terza per dimensione è la Gran Loggia Regolare, frutto di una scissione dal Goi a opera dell'allora Gran Maestro Giuliano Di Bernardo che provocò forti polemiche ma riuscì a farsi riconoscere dalla Gran Loggia d'Inghilterra. Completa il quadro una giungla di qualche decina di sigle, tutte simili una all'altra, da far venire il mal di testa.

A sentire i Gran Maestri delle due principali istituzioni negli ultimi mesi c'è stata un'esplosione di domande in Italia. "Questa settimana" (venerdì 28 giugno, ndr), racconta Luigi Danesin (Gldi), veneziano, 70 anni, consulente di diritto del lavoro (nel suo studio lavora anche il nipote Alessandro, parlamentare europeo di Forza Italia), "ha firmato una cinquantina di nuove richieste, molte sono di giovani, anche ventenni". "Nel 1999 abbiamo ricevuto 2.075 domande", incalza Gustavo Raffi (Gol), 58 anni, avvocato di Ravenna, che vanta di essere stato uno dei grandi accusatori interni di Gelli, "nel 2001 erano già 1.351, e continuano a crescere". La regione leader è da sempre la Toscana, seguono Piemonte; Calabria e Lombardia. L'Umbria ha la densità più alta di massoni: nove ogni 10 mila abitanti. Ma logge "italiane" esistono anche a Londra, New York, Miami, Praga.

E l'identik? L'età media è scesa a 42 anni per il Goi e a 50 per la Gldi, il 58 per cento ha un titolo universitario (dati Goi), sono liberi professionisti, imprenditori, manager pubblici e privati, direttori d'orchestra, pensionati "di alto profilo". "Abbiamo circa 700 medici", spiega Danesin, "e 370 avvocati, molti capitani d'industria, tutti preoccupati che si sappia...". Vige l'autofinanziamento, ognuno versa circa un milione di vecchie lire all'anno. Serietà e controllo sulle "iniziazioni" vengono garantiti. "Dalla richiesta all'ammissione definitiva passano sei mesi", dichiara il capo della Gldi, "una lunga "tegolatura" (la relazione stesa da due Fratelli, diversi da quelli che hanno presentato l'amico aspirante alla loggia) e tre votazioni segrete. Il Gran Maestro ha comunque l'ultima parola. La nostra è una struttura piramidale, qui non possono esistere P2". Anche Raffi sposta l'attenzione sul lato intimistico: "Il massone ha molta curiosità intellettuale, è un uomo che cerca soprattutto se stesso. Io mi sono occupato tanto di storia, filosofia e politica (è stato segretario regionale del Partito repubblicano, ndr), ma solo qui ho trovato delle risposte. E così succede oggi a tanti giovani".

QUEL SEGRETO CHE RESISTE

Ciò che divide nettamente i massoni dal resto del mondo è il segreto ("riservatezza" precisano i Gran Maestri), incomprensibile ai più nell'epoca della democrazia occidentale, di Internet, dei satelliti e via dicendo. "Non aderirei mai a un club se sapessi che gli iscritti sono persone come me", diceva una celebre battuta di Groucho, uno dei quattro fratelli Marx. Per i "fratelli" è esattamente l'opposto. Ancora oggi il "segreto iniziatico" è una regola d'oro sulla quale non si transige. Io posso dire di essere un massone, ma non rivelare i nomi degli altri appartenenti alla loggia. Lo si sa dunque dei morti illustri, da Garibaldi a Cavour, da Fermi a Carducci e Pascoli, da Totò a Gino Cervi e Amedeo Nazzari. Lo si ignora dei viventi, tranne qualche eccezione come Alessandro Meluz- Fabio Roversi Monaco, Valerio Zanone, lo scrittore Paolo Maurensig.

La segretezza è sempre stata un punto di forza. Nel Settecento e nell'Ottocento per aiutare la battaglia dell'opposizione ai totalitarismi e nella seconda metà del Novecento soprattutto per favorire le reti di affari politici e finanziari. I massoni ufficiali negano di essere un'associazione segreta: "Siamo sull'elenco telefonico, tutti possono visitare le nostre sedi". La Gldi ha recentemente avviato. una campagna di sensibilizzazione politica per chiedere l'abolizione di quelle norme presenti in alcuni statuti regionali che pongono veti nell'amministrazione pubblica (Toscana, Emilia, Liguria, Piemonte, Lazio e Friuli). Danesin è stato ricevuto dall'ex ministro degli Interni, Claudio Scajola, e due mesi fa ha scritto una lettera a Gianfranco Fini, come vicepresidente del Consiglio e soprattutto come leader di Alleanza nazionale, "un partito che prevede discriminazioni nello statuto". Tenterà, dice, anche con il vertice della Lega, la più ostile nei fora confronti.

PIÙ TOLLERANZA all'estero

I Gran Maestri puntano tutto sulle due sentenze emesse nel 2001 dalla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo. La prima, su ricorso del Goi, va contro una legge della Regione Marche che obbliga i concorrenti a cariche pubbliche a una dichiarazione di non appartenenza a logge. La seconda dà ragione a un magistrato di Monza, sottoposto a procedura disciplinare nel 1994 perché ex Fratello.

La Corte di Strasburgo riflette forse l'atteggiamento più tollerante che c'è negli altri Paesi, dove la massoneria resta molto radicata e influente pur se insidiata da altri poteri forti come le lobby o le grandi élite che si raccolgono nella Commissione Trilaterale e nel gruppo Bilderberg.

I liberomuratori nel mondo sono circa sette milioni, dei quali due milioni e mezzo negli Stati Uniti. Si racconta che solo quattro presidenti americani non siano stati Fratelli (tra questi il cattolico John Kennedy e che lo stesso George Bush abbia giurato sulla Bibbia massone custodita nel Tempio di Washington. Molto potente resta nel Regno Unito (250 mila gli affiliati), dove è nata nel 1717, anche se il laburista Tony Blair ha duramente attaccato la segretezza delle logge che ritiene siano un grande serbatoio per la classe dirigente conservatrice. I "freemasons" hanno risposto con una campagna di immagine studiata da una società di pubbliche relazioni. A fine giugno hanno organizzato una raccolta fondi per beneficenza distribuendo T-shirt con la scritta: "Io sono un massone".

In Francia gli iscritti sono 130 mila, circa 5 mila quelli che contano nelle stanze del potere. Alcuni sono stati coinvolti nei recenti scandali politico-finanziari, ma ciò non ha impedito a Jacques Chirac, in vista delle elezioni presidenziali, di invitare all'Eliseo i Gran Maestri delle nove principali Obbedienza e al primo ministro dell'epoca, Lia nel Jospin, di andare ospite a colazione nella sede del Grande Oriente di Francia a Parigi. I massoni hanno ricambiato in maggio, alla vigilia della sfida Chirac-Le Pen, invitando con un comunicato a votare per il presidente uscente (il Fronte nazionale è da sempre considerato un acerrimo nemico).

In Italia tra i principali promotori di interpellanze e interrogazioni parlamentari a sostegno dei diritti dei massoni c'è sempre stato il se natore Marcello Pera, ora presidente di Palazzo Madama. "Lo vedrò a Lucca", annuncia Danesin, "il mio predecessore Franco Franchi lo conosceva molto bene".

 

SONO POCHI I "FRATELLI" DICHIARATI

Eccezioni: l'ex segretario del Pli Valerio Zanone, l'ex rettore dell'università di Bologna Fabio Roversi Monaco e lo psichiatra Alessandro Meluzzi.

 

INTERVISTA AD ANNA GIACOMINI

Sebben che siamo donne, andiamo al Tempio

A Giacomini (foto), scrittrice ed ex antiquaria "felicissima nonna" di 60 anni, è diventata massone nel 1992: "Nel tempio", racconta, "si impara ad ascoltare, è una scuola per tutti noi: ci si pub esprimere quanto si vuole, si pub intervenire sa quanto detto da altri, ma senza tare polemica. Esiste un dialogo vero, l'interlocutore viene rispettato".

Ma che utilità ha il segreto, regola d'oro della massoneria? "Chi partecipa", risponde, "acquisisce una ricchezza che si rischia di perdere se viene comunicata".

Paola Neuhaus, ex fotografa, à iscritta da sedici anni, ma ha cambiato

Obbedienza una volta per passare da una tutta al femminile a una mista "e avere un'esperienza di dialogo più ampia". "Ci si aiuta a vicenda", spiega, "quando un

"fratello" o una "sorella" sono indigenti o stanno male ferma restando che il mondo interno è come quello fuori. Non à detto che ci vogliamo tutti bene a ogni costo".

Le donne in massoneria sono 2.500-3.000 (ma anche qui non esiste art censimento), la maggioranza fa parte della Gran Loggia d'Italia, obbedienza mista, a differenza dei Grande-Oriente, più tradizionale e dogmatico. Esistono poi alcune logge solo femminili con qualche centinaio di affiliato. Il Gran Maestro, Giuseppe Garibaldi, attestano documenti dell'epoca, "inizia" una donna nell'Ottocento, quando in Francia e in Germania già esistevano società androgine.

In Italia è solo dalla metà degli anni Settanta che la massoneria femminile ha presa qualche consce; sulle tracce di Anita Garibaldi, Eleonora Duse, Marisa Bettola.

Il "maschilismo" del Grande Oriente ha salvato le donne dalla P2 e dall'onta della lista di Licio Galli. Anche se un rivolo dello scandalo è arrivato a una loggia femminile di Palermo costituita sotto la spinta di Giuseppe Miceli Crimi piduista, salito agli onori delle cronache come il medico dal quale il bancarottiere Michele Sindone si fece sparare al braccio per rafforzare la messa in scena del finto sequestro siciliano.

 

Maggioranza MENO OSTILE

In effetti il rilancio della massoneria esoterica trova il terreno fertile nell'establishment nuovo che governa il Paese.

"C'è in alcune persone che fanno parte della maggioranza minor ostilità", dice Mola, sottolineando comunque come in altri Paesi l'influenza sia ben più forte che da noi. In Parlamento, secondo i Gran Maestri, non ci sarebbero che una decina tra deputati e senatori. Ma Danesin non si lamenta di questo: "C'è una schiera di "amici", non iscritti, ma è meglio così altrimenti si rischia di ricreare una situazione tipo P2: perché mai dovrei vantarmi di quel parlamentare o ministro massone?".

L'attenzione di Pera ai temi delle libertà individuali dei "Fratelli" non può che essere condivido dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, massone in sonno quale iscritto alla P2, "non un titolo di demerito". Come disse a Telelombardia. "Iniziato" nel gennaio 1978, il Cavaliere sostenne durante il processo che "in quella loggia c'erano persone di fronte alle quali togliersi tanto di cappello". Fu assolto come tutti gli altri dall'accusa di cospirazione politica.

Certamente tollerante è Antonio Martino, ministro della Difesa: non figurava nella lista della P2, ma secondo quanto risulta nell'Archivio storico della Camera fece domanda di ammissione il 6 luglio 19$0 introdotto da tre professori. La procedura non venne perfezionata perché poco dopo scoppiò lo scandalo.

L'apparato militare è sempre stato uno dei più sensibili al richiamo delle logge soprattutto quando prevale il filoatlantismo incondizionato.

II curriculum del neoministro degli Interni, Giuseppe Pisanu, presenta invece rapporti stretti con un altro sardo doc, Armando Corona, ritenuto l'epuratore di Gelli e guida del Goi dopo la P2. La carriera politica di Pisanu subì un arresto negli anni Ottanta, quando si dovette dimettere da sottosegretario al Tesoro a seguito delle polemiche scaturite dopo la sua deposizione sui rapporti con Flavio Carboni e Roberto Calvi.

Più risorgimentale e ideale è la sintonia del livornese Carlo Azelio Crampi con la massoneria. Sul presidente della Repubblica sano girate molte voci, mai suffragate da dati certi, e lui ha sempre categoricamente smentito di essere stato iscritto. Certo è che la decisa campagna di rivalutazione dei simboli patriottici, la bandiera italiana e l'inno di Mameli (massone doc), trova il plauso sincero del Gran Maestro Raffi (Gol). E l'Associazione mazziniana presieduta da Maurizio Viroli ("Circa il 30 per cento dei nostri 3 mila soci sono massoni, come Giuseppe Mazzini"), ha nominato Ciampi socio onoraria.

Non mancano dunque i presupposti per un risveglia della massoneria nei quartieri alti dell'establishment italiano. Se non appare molto coerente con le ambizioni del governo Berlusconi la battaglia promossa dal Grande Oriente d'Italia per rafforzare la scuola pubblica, piacciono certamente alla massoneria internazionale la spinta fi- e la politica liberista in economia.

Forte è da sempre nelle università, dove le cordate di Fratelli dominano i concorsi pubblici e le promozioni in cattedra soprattutto nelle facoltà di Medicina (i "si dice> sono tanti, ma nessuno si arrischia di fare i nomi in pubblica). Le voci corrono tuttora nei settori militari, dei servizi segreti, nell'amministrazione pubblica in generale, si stemperano nel mondo "spaventato" della Giustizia.

E l'ultimo tam tam riguarda niente meno che le nomine della Rai, dove presidente e direttore generale "non sarebbero malvisti" dalla massoneria.

 

I "NON OSTILI DEL NUOVO GOVERNO

II presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: era iscritto alla loggia P2, attualmente è "in sonno".

Ex aspirante

ll ministro dalia Difesa Adonio Martino: chiese l'iscrizione alla P2, ma non fece in tempo a entrarvi.

Buoni rapporti.

II neoministro degli Interni Giuseppe Pisanu: aveva rapporti stretti con Armando Corona, ritenuto l'epuratore di Gelli e guida del Goi dopo la P2.

 

18 luglio 2002 - MASSONERIA E P2: INTERVISTA COSSIGA

"Sette", settimanale del "Corriere della sera"

Il settimanale "Sette" pubblica un lungo servizio (con richiamo in copertina, dove compare una foto del Gran Maestro Raffi), dal titolo

NEL MONDO DEI "FRATELLI" IL RISVEGLIO DELLA MASSONERIA

A margine del servizio compare un' intervista all' ex presidente Francesco Cossiga, di Claudio Lindner, della quale trascriviamo il testo:

 

Francesco Cossiga conferma: "Ho la sensazione che i "fratelli" abbiano ripreso influenza". Un fatto di cui l'ex presidente non si rammarica:"Difendere la massoneria è una battaglia di libertà", dice. E persino sulla P2..................

- Presidente, un intero scaffale della sua libreria è dedicato alla massoneria, solo un interesse politico-culturale?

- Il mio interesse per la massoneria è sorto soltanto per un motivo di libertà, così come a suo tempo condussero battaglie politiche sia xxxxx Ruffini sia Antonio Gramsci quando il fascismo voleva sopprimere la massoneria".

- Ma lei è massone?

- Ma no, sono di tutt'altra parrocchia. Lo era mio nonno oculista, Gran Maestro 33° grado di rito scozzese, arrivò ad essere tesoriere del Grande Oriente d'Italia. Morì a 92 anni con un rimpianto: non riuscire a votare il 2 giugno per la Repubblica.

- E poi?

- Nella mia famiglia c'era un ramo strettamente cattolico, antimassone. Mia zia giunse a tale faziosità dopo la scomparsa del nonno da distruggere ogni simbolo o ricordo della sua appartenenza all'istituzione....

- A Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica e protagonista degli ultimi 40 anni di politica italiana, l'argomento massoneria piace, lui si scalda subito.

- Ho visto montare questa favola della P2, non si comprenderà mai perché si è gonfiata e sgonfiata così rapidamente. Ha lasciato persone distrutte: alcune, altre no.....

- C'erano anche tentazioni golpiste nella P2?

- Ma per carità. La P2 era prevalentemente un'associazione di mutuo soccorso, e poi esisteva lo spirito di sovversione degli americani nel caso i comunisti fossero andati al governo. Sa dove è nata l'idea della P2?

- Me lo dica lei.

- Un grande massone non piduista mi ha raccontato che tutto nacque nella residenza dell'ammiraglio comandante della VI Flotta a Napoli. Il vero scopo era quello di mettere insieme i militari e i "civil servant" più filoamericani, Licio Gelli doveva essere l'organizzatore. Quando non serviva più, gli americani l'hanno mollata.

- Nella storia della massoneria internazionale l'élite militare ha sempre avuto un certo peso.

- Assolutamente sì. Anche in Italia. L'arma dei carabinieri, per esempio, ha come principio base la fedeltà, caratteristica fortissima fra i massoni. Ma non solo: quando ero sottosegretario alla Difesa nel 1966 venne nominato capo di Stato Maggiore della Marina un generale calabrese e mi ricordo un sussurrare un po' scandalizzato negli ambienti militari perché era un cattolico.

- Presidente, parliamo di oggi. Gelli è ora riapparso, Gran Maestro onorario nell'Obbedienza del principe Paternò.

- Sì, negli ultimi mesi la massoneria internazionale ha completamente riabilitato Gelli perché si ritiene che fosse stato oggetto di persecuzione. E lui continua ad essere un uomo influente e importante della massoneria italiana, anche se è un uomo prudente che ha incassato tutto.

- Presidente, ma quanto conta oggi la massoneria in Italia?

- Ho la sensazione che abbia ripreso influenza. Sempre più spesso sento dire; "Quello è un massone". Intendiamoci, ci sono persone degnissime, come il mio amico Roversi Monaco, rettore dell'Università di Bologna che per questo ebbe anche l'umiliazione di un'inchiesta giudiziaria. Ho la certezza che i miei amici ministri lo siano, ma non faccio i nomi perché essere massoni in Italia sembra una cosa disonorevole.

- A proposito di battaglie per la libertà, la Corte di Giustizia di Strasburgo ha dato ragione al Grande Oriente che aveva fatto ricorso contro due casi di discriminazione.

- Sì, e la cosa "bella" è che la sentenza di Strasburgo è stata impugnata dal governo presieduto da un ex piduista e che conta molti ministri massoni. Lo dico con rispetto, mio nonno era massone......

Claudio Lindner fonte

http://digilander.libero.it/xxx_a_xxx//xxx_a_xxx//xxx_a_xxx//xxx...prc/gelli4.html

 

questo sito ospitato da Libero è molto interessante

http://digilander.libero.it/xxx_a_xxx//xxx_a_xxx//xxx_a_xxx//xxx...oprc/gelli.html

 

Dal sito

http://www.carta.org/articoli/020104hannoVinto.htm

"Così la mia nazione è ritornata al punto

di partenza, nel ricorso dell'empietà.

E, chi non crede in nulla, ne ha coscienza,

e la governa" (P.P.Pasolini)

Ha vinto la Loggia Propaganda 2, più comunemente chiamata P2. Ha vinto il suo venerabile maestro, Licio Gelli, recentemente nominato Gran Maestro onorario della Serenissima Gran Loggia nazionale d'Italia di rito scozzese antico. Ha vinto il piano di Rinascita democratica su cui poggiava il progetto della P2.

Era il marzo del 1981 quando le forze dell'ordine, durante le indagini sul caso Sindona, sequestravano nella villa aretina di Gelli documenti che nel maggio dello stesso anno sarebbero stati pubblicati dal Parlamento prima che l'allora governo Forlani, reo di aver minimizzato il fatto, fosse costretto a dimettersi. Si trattava di elenchi che comprendevano 953 persone - esponenti politici, alti militari, importanti funzionari dei servizi segreti, esponenti di primo piano del mondo economico e civile - affiliati alla Loggia massonica segreta P2. Il loro Maestro era per l'appunto Licio Gelli, fascista, volontario nella guerra di Spagna, repubblichino di Salò e, secondo un pentito della loggia stessa, figura legata al tentato golpe del principe Julio Valerio Borghese del dicembre 1970. Era il luglio del 1984 quando la Commissione Parlamentare d'inchiesta, presieduta dall'on. Tina Anselmi, col voto a maggioranza di Dc, Psi, Pci, Pri, Sinistra Indipendente, scioglieva definitivamente la loggia, completando il percorso già avviato da una legge del 1982, che vietava la costituzione di associazioni segrete. La Commissione, dopo un meticoloso lavoro durato dal novembre 1981 all'estate del 1984, nella relazione finale descriveva la P2 come un'organizzazione estremamente pericolosa, una sorta di potere parallelo in grado, a partire dagli anni '70, di condizionare l'attività delle istituzioni pubbliche e di influenzare probabilmente - con prove però difficili da reperire con assoluta certezza- la strategia della tensione, culminata nelle stragi di Milano, di Brescia, del treno Italicus e di Bologna. Il documento portabandiera della Loggia P2 va individuato sicuramente nel piano di Rinascita democratica, che risale al 1975, l'anno in cui gli affiliati decidono che la finalità della loro azione non deve cercarsi nel sovvertimento del potere, ma nell'individuare una strategia di progressiva occupazione del sistema attraverso il controllo delle nomine di vertice.

A distanza di venti anni dalla scoperta degli elenchi a villa Vanda possiamo affermare che la P2 ha vinto e che il nostro paese vede attuato il piano di Rinascita democratica. Esso infatti prevedeva il controllo dei mass-media attraverso l'acquisizione di settimanali di battaglia, di molte Tv via cavo e la dissoluzione della Rai in nome della libertà di antenna. E' quello che sta accadendo, con un soggetto che detiene il monopolio della emittenza privata nazionale e che grazie al suo primato politico ben presto omologherà sotto di sé l'intera televisione pubblica, lasciando magari aperto qualche spazio di dissenso per fregiarsi del termine "pluralismo". Il piano prevedeva anche la normalizzazione dei sindacati confederali, intaccando la loro compattezza, separando soprattutto Cisl e Uil dalla Cgil, anche a costo di una dolorosa scissione, eventualmente attraverso opportuni contributi finanziari. E' di questi mesi il difficile rapporto fra le confederazioni principali del nostro paese, con una Cgil spesso isolata e tacciata assurdamente di posizioni giudicate antiquate e limitative dello sviluppo dell'Italia, quando invece esse sono una pura e semplice difesa di diritti elementari e indiscutibili (come l'Art. 18 e le pensioni) che i lavoratori hanno ottenuto in un secolo di dure e coraggiose lotte. Non è finita, purtroppo. Fra i punti di Rinascita democratica spiccava una riforma che toccasse pesantemente l'autonomia della magistratura e più precisamente si legge che "la magistratura deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi"; frase ambigua, dato che nel piano era poi prevista la riduzione dell'alterità istituzionale della magistratura e la dipendenza del Pubblico Ministero dal potere esecutivo.

In queste settimane la maggioranza parlamentare e il Presidente del Consiglio hanno ripetutamente attaccato i magistrati in vario modo, togliendo ad esempio numerose scorte, votando in Parlamento leggi che renderanno più difficili certi processi, parlando apertamente di una parte della magistratura come di un potere asservito ad aree politiche precise ed oggi all'opposizione. La riforma sulla giustizia presentata dalla maggioranza è perfettamente allineata con le direttive del piano di Rinascita democratica. Quest'ultimo, nel lontano 1975, prevedeva inoltre alcuni ritocchi della Costituzione senza intaccarne comunque il disegno originario e la selezione continua e rigorosa degli uomini politici in grado di assecondare tale progetto. All'epoca si pensava che la realizzazione dello stesso passasse attraverso un impegno economico notevole, ma è possibile leggere anche che "qualora le circostanze permettessero di contare sull'ascesa al governo di un uomo politico (o di una équipe) già in sintonia con lo spirito del club o con le sue idee di "ripresa democratica", è chiaro che i temi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all'attuazione dei procedimenti sopra descritti. In termini di tempi ciò significherebbe la possibilità di ridurre a sei mesi ed anche meno il tempo di intervento, qualora sussista il presupposto della disponibilità dei mezzi finanziari". L'ipotesi che il piano prospettava si è realizzata. Per la seconda volta in sette anni è presidente del consiglio del nostro paese Silvio Berlusconi, affiliato alla Loggia Propaganda P2 con la tessera numero 1816, iscrizione per cui la corte d'Appello di Venezia nel 1990 lo condannò per aver giurato il falso, condanna inutile dal punto di vista penale perché un' amnistia del 1989 aveva estinto il reato. Partendo da questa minima e opportuna documentazione si smarrisce inevitabilmente il già scarso buon umore per un sinistro buonismo negli ultimi anni fortemente controproducente. Davvero non si capisce come di fronte a tale evidenza le forze dell'opposizione non reagiscano in modo duro e intransigente, cercando almeno di consegnare una verità palese ad un paese sprovvisto per ignoranza o convenienza di un alfabeto minimo di memoria storica, che in casi come questo sarebbe necessaria ed essenziale per difendere le istituzioni e la Costituzione che si sono formate nel dopoguerra.

Osservando la situazione politica del nostro paese si può facilmente sostenere di essere sul punto di scivolare dentro una dolce dittatura catodica ed economica dalla quale sarà molto difficile uscire, soprattutto se la sinistra democratica continuerà ad essere così esangue. Ci si chiede: è possibile parlare di opposizione costruttiva, di politica estera bipartisan, di accordi con una maggioranza ed un Presidente del Consiglio che procedono a colpi pesantissimi, per quanto formalmente democratici, nel realizzare un piano che, una volta compiuto, cancellerebbe davvero la vita libera e democratica dell'Italia per anni? Cerchiamo almeno di non accompagnare la mano dell'uomo col cappuccio.

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